
La Nostra Storia
“Il Vigneto per noi ha un significato antropologico e culturale, come il linguaggio dialettale e la musicalità del nostro territorio è paragonabile all’autentico terroir del nostro Vigneto.”
Siamo sempre stati legati all’ambiente della campagna per via familiare.
I nostri nonni erano agricoltori, braccianti e vignaroli, che hanno dedicato la loro intera vita alla vigna, la terra e la famiglia.
Abbiamo ascoltato insieme a loro i canti popolari di operaie e operai durante tutte le fasi di lavorazione del vigneto, dalla potatura fino alla vendemmia.
Canti estemporanei accompagnati dal vino e la musica del tamburello e l’organetto. Parole dal significato simbolico, malizioso, allusivo e ambiguo, memorizzate dalla tradizione e tramandate di padre in figlio, di nonna in nipote. Stornelli che raccontavano scene di vita quotidiana, cambiamenti radicali storico culturali, ma anche temi come l’amore per una donna, l’offesa verso un signore, la critica su una situazione, lo scherzo o la presa in giro.
Con il nostro vino, la musica e il lavoro in vigna, vogliamo comunicare la vita e la cultura popolare della Campagna Romana, un tesoro prezioso che vogliamo salvaguardare e continuare a tramandare.
Daniele Ciprari e Antonio De Rossi
Siamo sempre stati legati all’ambiente della campagna per via familiare.
I nostri nonni erano agricoltori, braccianti e vignaroli, che hanno dedicato la loro intera vita alla vigna, la terra e la famiglia.
Abbiamo ascoltato insieme a loro i canti popolari di operaie e operai durante tutte le fasi di lavorazione del vigneto, dalla potatura fino alla vendemmia.
Canti estemporanei accompagnati dal vino e la musica del tamburello e l’organetto. Parole dal significato simbolico, malizioso, allusivo e ambiguo, memorizzate dalla tradizione e tramandate di padre in figlio, di nonna in nipote. Stornelli che raccontavano scene di vita quotidiana, cambiamenti radicali storico culturali, ma anche temi come l’amore per una donna, l’offesa verso un signore, la critica su una situazione, lo scherzo o la presa in giro.
Con il nostro vino, la musica e il lavoro in vigna, vogliamo comunicare la vita e la cultura popolare della Campagna Romana, un tesoro prezioso che vogliamo salvaguardare e continuare a tramandare.
Daniele Ciprari
e Antonio De Rossi

Antonio De Rossi e Daniele Ciprari – Grotti Dama, Frascati (RM) – Maggio 2022
QUINARIO
BIANCO LAZIO IGT
2024
“Quinario” è la forma metrica di un verso formato da cinque sillabe che solitamente viene utilizzato per introdurre il canto popolare detto “stornello a saltarello”.
Simbolo di identità culturale in quanto espressione del territorio, lo stornello attraverso il suo essere frivolo e ironico, riesce a comunicare con empatia e sarcasmo tematiche profonde e di grande valore, proprio come il nostro primo vino.

IL VIGNETO
8.000 mq nel Cuore
della Campagna Romana
Il nostro vigneto è situato nella zona di Grotti Dama, la culla della DOCG di Frascati.
Poco meno di un ettaro di vigna per 1400 viti allevate a tendone. L’età biologica delle piante è di circa 35/40 anni. Nel rispetto del potenziale produttivo volto alla qualità, le nostre uve ci donano profonda soddisfazione.
La composizione del terreno è naturalmente caratterizzata da pozzolane, localmente dette “terrinelle”: ceneri vulcaniche che danno luogo a terreni sabbiosi, profondi e permeabili all’acqua, senza ristagni. Arricchiamo il terreno con un ammendante torboso ottenuto da miscele vegetali sottoposte a compostaggio, migliorando la struttura del suolo e riequilibrando la microflora del terreno.
La forma di allevamento a tendone ci consente di fare sviluppare la giusta proporzione di parete fogliare per pianta: i grappoli maturano lentamente con la giusta esposizione alla luce e sono riparati dalle foglie dalle scottature dei raggi solari nei mesi e nelle ore più calde.
L’esposizione a Nord Est rende il vigneto relativamente più fresco. Questo consente un riparo naturale dalle gelate primaverili a causa del germogliamento tardivo e una lenta maturazione dell’uva in contrasto al riscaldamento globale e ai cambiamenti climatici in atto.
Il clima mite e ventilato rende il nostro lavoro particolarmente agevole nella gestione del vigneto potendo utilizzare in logica preventiva dello sviluppo di malattie fungine quasi esclusivamente prodotti a base di zolfo e rame. Niente diserbo, prepariamo il terreno per effettuare l’inerbimento dei filari.
Suoni della Campagna Romana
In Latina Tellus, una delle più famose monografie sulla Campagna Romana, il filosofo Arnaldo Cervesato individua il silenzio come particolare suono e tratto distintivo di Roma e della sua area rurale. Una qualificazione acustica che lega la Città Eterna a quel “deserto meraviglioso” che la cinge:
“Solenne oltre ogni dire, nel fulvo mareggiare delle sue piane ondulate, la Campagna Romana giunge incolta sino alle porte dell’Urbe […]. Cinge la Città in spire d’inviolato silenzio e si dilata intorno ad essa: un’immensa pianura fulva, solcata solo dalle bianche vie aperte dai consoli romani al passar delle legioni. […] E’ la sola metropoli del mondo che abbia il silenzio per sua voce.”
Quello della Campagna Romana è un potere che si amplifica grazie a un’insieme di suoni che rinviano alla suggestione di un’umanità Primigenia.
I luoghi che abitiamo sono segnati da un’identità sonora legata alla morfologia, alle caratteristiche naturali e agli insediamenti dei popoli che ne utilizzano le risorse.
Ad ogni ambiente appartiene quindi una biodiversità sonora, acustica e culturale, che solo in alcune zone, come quelle rimaste più rurali nella Campagna Romana, resiste all’attacco di facili e più confusionali comodità, quelli che potrebbero definirsi predatori acustici.
L’orecchio può riuscire a vedere le proporzioni di ciò che ascolta attraverso le “toniche” del paesaggio sonoro, costituite dai suoni della natura: acqua, vento, animali, uomo, piante. Sono queste toniche a influenzare chi vive il paesaggio.
Suoni della Campagna Romana
In Latina Tellus, una delle più famose monografie sulla Campagna Romana, il filosofo Arnaldo Cervesato individua il silenzio come particolare suono e tratto distintivo di Roma e della sua area rurale. Una qualificazione acustica che lega la Città Eterna a quel “deserto meraviglioso” che la cinge:
“Solenne oltre ogni dire, nel fulvo mareggiare delle sue piane ondulate, la Campagna Romana giunge incolta sino alle porte dell’Urbe […]. Cinge la Città in spire d’inviolato silenzio e si dilata intorno ad essa: un’immensa pianura fulva, solcata solo dalle bianche vie aperte dai consoli romani al passar delle legioni. […] E’ la sola metropoli del mondo che abbia il silenzio per sua voce.”
Quello della Campagna Romana è un potere che si amplifica grazie a un’insieme di suoni che rinviano alla suggestione di un’umanità Primigenia.
I luoghi che abitiamo sono segnati da un’identità sonora legata alla morfologia, alle caratteristiche naturali e agli insediamenti dei popoli che ne utilizzano le risorse.
Ad ogni ambiente appartiene quindi una biodiversità sonora, acustica e culturale, che solo in alcune zone, come quelle rimaste più rurali nella Campagna Romana, resiste all’attacco di facili e più confusionali comodità, quelli che potrebbero definirsi predatori acustici.
L’orecchio può riuscire a vedere le proporzioni di ciò che ascolta attraverso le “toniche” del paesaggio sonoro, costituite dai suoni della natura: acqua, vento, animali, uomo, piante. Sono queste toniche a influenzare chi vive il paesaggio.


















